Rassegna stampa: “Fino al 3.IX.2017 Sergio Selva, Tra Sogno E Realtà Civico Museo D’arte Moderna E Contemporanea, Anticoli Corrado”

Di Francesco Paolo Del Re, Exibart, 31 agosto 2017

 

 
Un artista scomparso dalla scena espositiva da trentasette anni, Sergio Selva: precisamente dal 1980, l’anno in cui si tenne la sua ultima personale e anche l’anno della sua morte prematura. Nonostante la fama goduta in vita, da allora è stato ingiustamente dimenticato. È merito di Manuel Carrera, studioso attento e direttore del Museo di Anticoli Corrado, e dei figli Flavia e Corrado Selva il recupero della pittura e della figura di questo artista prolifico, poliedrico, che ha diviso la sua attività tra prestigiose commissioni pubbliche e un’instancabile ricerca personale approdando, a partire da una figurazione aderente a alla realtà, a un progressivo e maturo alleggerimento della visione, trasognata in una dimensione di lirismo volatile e acqueo.
Due i dati significativi della biografia di Sergio Selva da dichiarare subito, per inquadrare il suo lavoro. Innanzi tutto il suo essere figlio d’arte, dello scultore Attilio, condiziona la sua ricerca: per distanziarsi dall’importante eredità paterna, mai Sergio si dedica alla scultura ma sceglie la pittura come linguaggio, declinata anche nelle varianti del disegno, dell’affresco, del mosaico e del collage. La storia familiare – oltre al padre, gli zii sono gli artisti Pietro Gaudenzi e Carlo e Mario Toppi – ha sicuramente instradato il giovane e precoce Sergio, che inizia a fare mostre sin dai quindici anni ed espone sedicenne alla Quadriennale romana, dove continuerà a essere invitato fino agli anni Settanta, mentre la Biennale di Venezia lo annovera tra gli artisti dal ‘36 al ‘56. Se il prestigio e le conoscenze del padre lo facilitano, Sergio Selva cerca la sua personalità e, dopo un manifesto dialogo con modelli coevi (soprattutto Cavalli, Capogrossi, Mafai, Pirandello e Scipione ma anche Picasso), arrive a trovare la misura alla fine degli anni Sessanta in una dimensione di sospensione che ripensa i temi di una vita con un linguaggio ormai smaterializzato, di lirismo distillato, sempre più essenziale: “pochi toni delicati tendenti alla monocromia – scrive il curatore Manuel Carrera nel testo in catalogo – orchestrati con eleganza e una profonda sensibilità decorativa” dettano “ritmi distesi e silhouette appena delineate”. 
 
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Sergio Selva, Cavaliere su giallo, 1964 ridatato 1971, tempera su tela
 
Il secondo elemento biografico che segna l’arte di Sergio Selva è il rapporto intenso, fondativo, imprescindibile con il borgo di Anticoli Corrato, a partire dall’Ottocento terra di modelli prima e cenacolo internazionale di pittori poi. Ad Anticoli Sergio Selva cresce e, nonostante sia Roma la città in cui si stabilisce con la famiglia e in cui lavora come insegnante al liceo artistico di via Ripetta, nel borgo anticolano sempre torna, estate dopo estate. I paesaggi della valle dell’Aniene sono la sua prima fonte di ispirazione e i personaggi che la popolano sono per lui figure archetipiche, pilastri di un Eden in cui rifugiarsi lasciandosi alle spalle le urgenze della quotidianità.
La mostra, la prima retrospettiva su Sergio Selva dopo più di sette lustri, colma un vuoto ed è il risultato di un’attenta attività curatoriale, di studio e di ricerca volta a rintracciare, nella collezione degli eredi e nell’archivio del pittore, un nucleo di opere importanti già esposte in vita. L’obiettivo è una ricognizione e una ricostruzione della carriera dell’artista, attraverso dipinti che hanno una loro storia espositiva e pubblica chiaramente rintracciabile. Così, la prima sezione della mostra sceglie un percorso cronologico, a partire da un “Ritratto di bimbo” del 1947 fino ad arrivare agli affreschi su tela del 1979. Mentre una seconda sezione espositiva permette al visitatore di approfondire i due principali nuclei tematici del lavoro dell’artista: da una parte i pastori, i cavalieri e il mondo bucolico di Anticoli Corrado, dall’altra la ricerca dedicata all’acqua e al rapporto tra essa e la presenza umana, dai misteriosi stagni con figure solitarie ai bagnanti marini, ricordo delle estati felici sul litorale romano. “Sogno dopo del sogno”, come annota il poeta Rafael Alberti in un toccante omaggio in versi all’amico pittore del 1969.

Pubblicato da Manuel Carrera

Storico dell'arte. Qui condivido qualche riflessione sulle mie esperienze, soprattutto legate al mio lavoro.

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